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Il Comune di Francolise

è un centro di pianura di origini antiche, che trae sostentamento dalle attività rurali, dal terziario e, in misura minore, dal comparto industriale della lavorazione del tabacco. Gli abitanti, risiedono per la maggior parte nella località di Sant’Andrea del Pizzone; il resto della comunità si divide tra il capoluogo comunale, la località di Montanaro e un buon numero di case sparse sui fondi. L’abitato, in fase di sensibile espansione edilizia, sorge su un rilievo calcareo alla sinistra del torrente Savone ed è dominato da un maestoso castello medievale. Nel territorio comunale, dal profilo geometrico dolce e uniforme, i solchi dei seminativi, i frutteti sparsi, gli ordinati filari di viti, bagnati dalle acque di numerosi rivoli, compongono nella bella stagione un solare scenario mediterraneo; non mancano comunque estensioni di vegetazione spontanea. Sullo sfondo azzurro dello stemma comunale, concesso con Decreto del Presidente della Repubblica, campeggia una torre d’argento, con porte e finestre azzurre e quattro merli “alla guelfa”; sopra la costruzione compaiono cinque stelle d’argento disposte ad arco mentre al suo fianco è rappresentato un albero che affonda le radici in una verde collina; su quest’ultima sono raffigurati una spiga d’oro e un ramoscello d’olivo incrociati.

Ubicata nella Terra di Lavoro, alla destra del fiume Volturno, occupa una posizione piuttosto favorevole nell’ambito del sistema provinciale delle comunicazioni: è servita, infatti, dalla strada statale n. 7 Appia, arteria di grande comunicazione che congiunge Roma a Brindisi, in Puglia, e dista 5 chilometri dallo scalo ferroviario di riferimento sulla linea Roma-Cassino-Caserta nonché 11 chilometri dal casello di Capua dell’autostrada A1 del Sole (Milano-Roma-Napoli).


FRANCOLISE (Capoluogo)
IL CASTELLO

MAX_7514_cut (FILEminimizer)Il castello medioevale, di forma irregolare, fu costruito nella seconda metà del IX secolo dai Normanni, su commissione del Cardinale Benedetto Caetani D’Anagni o di S.Tommaso D’Aquino secondo la testimonianza dell’ex Parroco di Francolise, Don Raimondo.

Ospitò sotto gli Svevi alcuni nobili Baroni fedeli a Manfredi; durante il periodo Angioino divenne feudo del Conte di Avellino Simon di Montfort, e probabilmente fu anche dimora del Papa Bonifacio VIII fino a diventare, nel 1600, rifugio del brigante Domenico Colessi di Papone e dei suoi uomini. Successivamente fu visitato dal Re Carlo di Borbone e dalla sua consorte.

A poca distanza dal Borgo esiste la famosa fonte Calena, in disuso, cantata dai romani, nota per le virtù delle sua acque acidule.

CHIESA DI S.MARIA A CASTELLO

LMAS_0295_cut (FILEminimizer)a facciata della chiesa di S.Maria a Castello, luogo di culto e di guarigione per i militari e gli abitanti di Francolise, è caratterizzata da un portale ed un rosone romanico ed un campanile gotico.

All’interno domina l’altare settecentesco e la Madonna del Cardellino della scuola di Giotto.

In seguito verso gli inizi del XIV secolo fu costruito fuori le mura un luogo di culto più grande per soddisfare le accresciute esigenze spirituali dei fedeli, ricevendo il titolo di S.Maria della Carità e delle Grazie e, più tardi, nel XVI secolo quello di S.Maria a Castello.

LE VILLE ROMANE

110283306Gli scavi di due ville romane, una in località “S.Rocco” e l’altra in località “Posto” vennero effettuati negli anni 1962-64 sotto la direzione della Dr. M.A.Cotton, per conto della Scuola Britannica di Roma e finanziati dalla fondazione Batchelor e dall’Università di New York.

Quella in località “S.Rocco” è una tipica villa rustica del tardo periodo repubblicano, abitata dalla fine del II sec. a.C. al II sec. d.C..

Il sito è ubicato in un territorio che in epoca romana si trovava nell’Ager Calenus e ai confini dell’Ager Falernus.

La superficie iniziale era di circa 800 mq. che venne successivamente ampliata a circa 4.400 mq.

La villa comprendeva numerosissime stanze, divise tra la pars urbana e la pars rustica; l’approvvigionamento idrico era assicurato da tre grosse cisterne.

La pars urbana si articolava intorno ad un ampio peristilio, circondato da quatto portici colonnati, la cui pavimentazione consisteva in un mosaico costituito da tessere bianche inframmezzate da piccoli frammenti di pietra colorata (lithostroton), con un bacino o fontana di marmo nel mezzo del giardino.

Gli ambienti principali, anch’essi pavimentati con mosaici, comprendevano un tablinum ed un triclinium, che rappresentavano rispettivamente soggiorno e sala da pranzo.

Vi erano inoltre una serie di cubicula, piccoli ambienti destinati a vari usi, un terrazzo con portico coperto e, nella fase dell’ampliamento, furono realizzati degli ambienti termali comprendenti un praefurnium, un frigidarium, un tepidarium con piscina e un calidarium; queste ultime due stanze furono pavimentate con grandi lastre di marmo cipollino.

La pars rustica consisteva in una serie di ambienti articolati intorno a due cortili. Il primo cortile confinava con quello che deve essere stato l’ingresso principale alla villa, su di esso si affacciavano i locali occupati dal vilicus e la scuderia.

Nel secondo cortile furono trasformate ad uso industriale tre stanze che fiancheggiavano il probabile ingresso principale, dove vennero realizzate altrettante vasche per la separazione dell’olio d’oliva, fu realizzata una pressa per l’olio e un forno per la cottura di laterizi.


MONTANARO
La Piazza del Municipio

PiazzaMontanaroSaranno 400, forse 500 se non di più le tombe violate a Montanaro, frazione di Francolise. La grande necropoli si colloca di fronte al santuario di età arcaica di Fondo Ruozzo. Le tombe, tutte violate, sono a fossa terragna e a cassa scavata nel tufo grigio. La copertura era perlopiù di lastre di tufo o di tegole di cotto. Gli oggetti di ceramica allora recuperati consentirono all’ufficio della Soprintendenza, di collocare la necropoli in un periodo compreso tra il VI sec. a.C. e l’Età ellenistica. Durante gli scavi, fino a 4 metri di profondità, sono stati rinvenute monete, vasi in bucchero rosso e corredi funerari.

Il Palazzo baronale De Renzis fu costruito nel 1589 quando la ricca famiglia d’origine romana (discendente da Cola di Rienzo, lo sfortunato tribuno che capeggiò l’insurrezione popolare di Roma nel 1347), fu investita del titolo baronale del Feudo di Montanaro.

Il primo Barone de Renzis fu Vincenzo che, dopo essere stato investito del titolo nobiliare, acquistò da Francesco Caracciolo il castello che fece abbellire smussando le grosse mura difensive, decorando l’edificio con merli, finestre, stemmi e ornando il grandissimo giardino con roveri, pini, conifere, palme, fiori, viali e piazzette lastricate, cappelle e colombaie.

Nelle stanze di questo grande palazzo baronale, dove oggi vivono i discendenti De Renzis, in passato abitarono uomini d’arme, letterati e patrioti come Leopoldo, Stanislao e Francesco De Renzis. Leopoldo e Stanislao furono chiamati a Napoli da Carlo Lambert, luogotenente del generale Champonnet: Stanislao per a far parte del Comitato dell’Interno, Leopoldo, invece, fu nominato dapprima Presidente del comitato rivoluzionario e poi Ministro degli armamenti e della guerra. Il primo per motivi di salute lasciò il suo incarico nel febbraio 1799, Leopoldo, invece, fu tra gli ultimi difensori del Maschio Angioino finché non fu impiccato il 12 dicembre 1799 tra gli eroi della Repubblica Napoletana. Francesco, invece, capitano dei Savoia, sposò a Firenze Edith Sonnino, figlia del Presidente del Consiglio dal 1906. Con Cesano e Piacentini, nella primavera del 1870 fondò, sempre a Firenze, il Fanfulla e scrisse opere di ispirazione tardo-romantica. Fu deputato per cinque legislazioni e ambasciatore italiano a Madrid e Londra.


SANT’ANDREA DEL PIZZONE

D2S_4070_SIGNED (FILEminimizer)Nell’ambito del territorio comunale di Francolise nella frazione più popolosa (circa 4000 abitanti) S.Andrea del Pizzone, da studi recentissimi risulta quasi certamente l’ubicazione della antica città romana di “Urbana”, sorta sull’Appia Antica.
Alcuni storici la ritenevano fondata dai Pelagi…. mentre Plinio il Vecchio la dichiarava prettamente di origine romana.
Si doveva estendere, secondo lo storico Menna, dal Ponte Campano (sito presso l’attuale Masseria Porto di Carro), sino al Rio Persico, tale sito era dodici miglia da Capua (Santa Maria Capua Vetere), sull’Appia Antica, nonché a tre miglia da Ponte Campano, probabilmente, in località Masseria “Sant’Aniello”.
Pare che fosse una città molto conosciuta che Silla innalzò a colonia, fu anche molto trafficata per la vicinanza al campo Falerno, il quale si estendeva alla destra del Savone e fu famoso per la ricca produzione del vino Falerno, molto elogiato da Orazio, Cicerone, Virgilio, Mecenate.
“Urbana” sorgeva nel “Campo Stellato”, lungo l’importante Appia Antica che fu definita per la sua funzionalità: “Regina Viarum” cioè Regina delle Vie.
Questa colonia fu distrutta verso l’ottavo secolo nelle guerre tra Longobardi e Saraceni.
Recentissimi rinvenimenti archeologici hanno permesso di identificare Urbana, di fondazione tardo repubblicana, un centro rimasto autonomo fino all’età Augustea, quando fu aggregato alla più importante Capua (Santa Maria Capua Vetere), seguendo in ciò la sorte di Casilinum (l’attuale Capua).
Lungo le nostre terre serpeggiava l’Appia Antica che collegava Roma con Capua, costruita da Appio Claudio Cieco nel 312 a.C., prolungata poi, nel 190, fino a Taranto e Brindisi.
La Via Appia era, per quei tempi, quello che oggi è per noi l’Autostrada del Sole. A noi interessa particolarmente il tratto che collegava Sinuessa (Nuova Mondragone) a Capua, tratto che non solo è andato distrutto ma ha dato motivo a molti pareri contrastanti.
L’interpretazione che merita più fede è quella recente del Tommasino, secondo cui, essa partiva dalle Vagnole (Mondragone), presso la cappella della Madonna Incaldana, saliva alla Starza (rione S.Angelo), costeggiava il monte Petrino, fino a Falciano del Massico, per la torre del Paladino attraverso l’ager Phalernus, toccava Masseria Aceti, Santoianni, per gettarsi su Limata e forse era la graziosa “Villula” dello scrittore latino Orazio, dove aveva ospitato anche Virgilio, autore del Poema dell’Eneide; una seconda interpretazione individuerebbe questa villa nei ruderi presso il “Molino dei Monaci” di Ciamprisco.
Da qui, raggiungeva Porto di Carro, attraversava Ponte Campano e si versava nella piana di S.Andrea del Pizzone, fino a S.Aniello, da dove puntava su Brezza, per raggiungere Casilinum (Capua). Il suo percorso era ricco di ville e di graziose cittadine, oltre ad Urbana c’era Larissa, nei pressi di Falciano del Massico; Cedia, tra Falciano e Mondragone, infine Foro Popilio, verso Carinola.Una grande palude lago che si congiungeva con il mare, iniziava presso Porto di Carro: era un basso fondale che, se oggi si trova a quattro m. sul livello del mare, a quei secoli, doveva trovarsi al disotto. Con il passare del tempo, ha subito un fenomeno d’innalzamento dovuto all’azione sinergica del mare con i suoi depositi arenili, delle vere e proprie dune, a quella delle acque piovane che vi si scaricavano abbondantemente e a quella di tre corsi, Rio di Roda, Fosso Riccio e Savone delle Ferriere che vi defluivano.
Testimonianza di questa grande palude lago è che Ferdinando IV di Borbone la dichiarò “Riserva di caccia reale”, nel ‘700, per la moltitudine di uccelli acquatici che vi stazionava. I re di Napoli vi cacciavano i germani reali ( detti localmente maliardi) e le allodole ( chiamate cucciardi), spostandosi con un’ imbarcazione leggera che si“Riserva di caccia reale”, nel ‘700, per la moltitudine di uccelli acquatici che vi stazionava. I re di Napoli vi cacciavano i germani reali ( detti localmente maliardi) e le allodole ( chiamate cucciardi), spostandosi con un’ imbarcazione leggera che si dei vegetali per la persistente umidità; un abitante della zona su dieci ne era affetto a causa della vicinanza del pantano al centro abitato.
L’opera di risanamento del pantano fu completata tra il 1932 con la costruzione dell’idrovoro di Mazzafarro e gli anni 1945-50 con una nuova inalveazione del Savone, di poco a sud di Ciamprisco, fino al mare. Attualmente i corsi d’acqua che bagnano S.Andrea del Pizzone sono: il Savone, la Cavata, il Rio Lanzi, l’Agnena Vecchia e l’ Agnena Nuova.Il Savone è il più importante e segue il confine di tutto il comune con Carinola e Teano, per circa cinque km è caratterizzato da cinque piccole cascate. Nel “Campo Stellato”, territorio posto a destra dell’Appia al di là del fiumicello Saone (Savone delle Ferriere, denominato così perché in passato, lungo il suo corso, la forza dell’acqua era sfruttata per far funzionare le ferrerie dove si lavorava il ferro), si fermò Annibale che guidò l’esercito cartaginese contro quello romano, guidato da Fabio Massimo, detto il Temporeggiatore, distruggendo tutte le colonie e le ville. Vi si rifugiarono anche gli schiavi di Spartaco che si ribellarono ai Romani e catturati furono impiccati, lungo l’Appia.
Nel 59 a.C., con la legge Giulia, Cesare divise l’intero Campo Stellato ai suoi legionari nonostante fosse infecondo ed acquitrinoso; il suo nome fu dovuto proprio al fatto che, negli acquitrini, si specchiavano le stelle.
Con la caduta dell’Impero Romano, questo territorio subì le varie dominazioni: Vandali, Goti, Franchi, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi.
Fu un periodo difficile per gli abitanti della zona, perché alle disavventure sociali si aggiunsero calamità naturali: terremoti e pestilenze.
Nel Medioevo questo “Campo Stellato” fu denominato “Mazzone” delle Rose, perché vi crescevano soprattutto rose selvatiche ma anche fieno, cicorie e borràgini.


CIAMPRISCO
Chiesa di Sant’Andrea a Ciamprisco

6881032686_d68b10965eE’ situato nella zona pianeggiante a sud di Francolise, separato da Sant’Andrea del Pizzone dalla strada Provinciale.
Lo sviluppo edilizio risale all’ultimo cinquantennio, anche se è possibile rinvenire alcuni fabbricati di oltre un secolo (vedi mulino).
Le costruzioni più antiche hanno, generalmente, strutture portanti in tufo, solai di legno, copertura dei tetti con coppi di argilla e si sviluppano, nella maggior parte su un antico piano.
Sul lato ovest della piazzetta del paese sorge una chiesa risalente al XV secolo.
Interessanti studi archeologici stanno dimostrando l’esistenza di una chiesa paleocristiana, sulle cui rovine sarebbe sorta la più recente chiesetta di Ciamprisco.
Ulteriori informazioni disponibili su queste fonti:

Fonte: ITALIAPEDIA: Link – CAMPANIATOUR: Link – ICAS FRANCOLISE: Link

Video di Caserta provincia di Cultura – Link


  • Ricorrenze ed eventi popolari

15 agosto: festa di Maria SS. Assunta a Ciamprisco

16 agosto: fiera di S. Rocco a Francolise

8 settembre: festa patronale di S. Maria a Castello a Francolise, Maria SS. delle Grazie a S Andrea

prima domenica di ottobre: S Michele Arcangelo a Montanaro, S Germano al Pizzone


 

  • Mercati settimamali

il martedì in S. Andrea del Pizzone

il giovedì in Francolise

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